The National @ Alcatraz (MI)

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Milano, Alcatraz, 16 Novembre 2010

Nel tempio della Musica italiana si consuma l’evento forse più inaspettato dalla collettività italiana, soprattutto perché dati empirici alla mano i protagonisti non li conoscono in molti. Io pure ammetto che prima di “Dark was the night”, benefica compilation firmata 4AD, il nome the National non avrebbe evocato in me nessuna emozione, e pure dopo ad esser sincero – sarà il fatto che con tanto bendiDio e con il lettore mp3 era una bella canzone che canticchiavo storpiando ma non avrei mai detto: ecco, sono loro.
Tutto cambia dopo il Super Bock – Super Rock, mega festival con epicentro ai piedi di Lisbona, dove vengo travolto dall’alcolismo e dalla forza e dall’autismo borderline di Matt Berninger, frontman del gruppo. Impeccabilmente e peccaminosamente umano, davvero.
Apertura dei Phosphorescent, i quali spinti a suon di recensioni su Pitchfork e compagnia bella, vengono applauditi soprattutto all’uscita (parliamoci chiaro, prestazione sotto tono, genere monotono e voce titubante) e lo spettacolo prende forma.
Incentrato pesantemente su High Violet, ultimo full-length della band, l’ora e mezza passa fluida, il gruppo si rivela estremamente coeso tra battute e alchimie sottili, Matt alterna momenti la sua gestualità psichiatrica a bicchieri di vino e per il resto tutto è impeccabile. Afraid of Everyone da brivido (sarà perché è la mia preferita), proiezioni video arcadefiriane a mio avviso di cattivo gusto, conclusione con Terrible Love urlata da oltre 15 metri dal palco, tra la folla, dopo essersi fatto largo con la sua potenza.

Un finale anticipato (Bryce Dessner ha fatto di no con la testa all’aiutante che gli porgeva una chitarra) tra brividi ed applausi e tutti a casa.
Ebbene si, come dici tu, your voice is swallowing my soul.