Prime Stesure – N 4 – Canzone per la Ragazza Paris Hilton

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Prime Stesure

Rieccoci all’appuntamento mensile con la nostra rubrica di scrittura. Questa volta pubblichiamo un racconto di Giulio Borbon. Lascio a lui lo spazio per la presentazione.

Buona lettura!

Giulio Borbon nasce a Torino 27 anni fa, ma si sposta da Genova a Trieste passando per Barcellona; Trieste ora gli da una casa e un mare. Studia all’ultimo anno di medicina, porta in giro un dj-set con lo pseudonimo di Mr.Who(?), scrive molto su pezzi di carta occasionali, guarda spesso fuori dalla finestra, viaggia più che può, corre nei boschi e cura con altalenante costanza il suo (Black) blog (www.giulioborbon.blogspot.com).
In questo momento è mediamente felice e questo è un suo racconto breve.

 

Canzone per la Ragazza Paris Hilton

Arrivo a Barcellona stremato, sono in giro da giorni ormai, meccanicamente ripercorro la via di tunnel, moquette, ritiro bagagli, scale mobili, porta girevole e  sigaretta; il taxi giallo con le porte e il baule nero che mi lascia sul portone è talmente familiare che sembra una specie di appendice dell’ingresso di casa mia,

“bon dìa senor”

“gracias, adeu”

mi piacciono i catalani, penso, mentre cerco le chiavi nel borsone nero, apro la porta entro e mi lancio d’istinto a letto, la gigantesca borsa dei dischi ai miei piedi.

Cado in un sonno profondo, oppiaceo e indefinito; quando ad un tratto mi sveglio tutto è ancora un po’ ovattato, ma io sono molto leggero, mi alzo piano,
di là sento muoversi rumori familiari.

Vado in salotto e sul divano, divano che non ricordo avere ma dall’aria incredibilmente familiare, sta sdraiata Paris Hilton.

Mi siedo di fianco a lei su questo strano divano di velluto viola chiaro.

Il mio corpo è ancora caldo dal letto e lei si raggomitola nella mia pancia.

Sono molto spettinato.

Chiaccheriamo un poco, le racconto un paio di cavolate e lei ride molto,
ride come ride quando è con me,

non come fanno vedere su Mtv,

non come quando sta a farsi le unghie, con le sue amiche di scena, in qualche maledetta beautyfarm di L.A.;

quando la faccio ridere piega la testa all’indietro e la maestà del suo collo bianco illumina la stanza,
dalla finestra aperta entra l’aria profumata di inizio Aprile spagnolo, 
ho voglia di baciarla,
lei si gira e ci baciamo a lungo,

poi mi spoglia,

la spoglio.

Facciamo l’amore;

io ho una strana sensazione di inadeguatezza ma cominciamo a fare l’amore e tutto scompare,
lei si tiene forte alle mie spalle e io le entro dentro, prima piano poi sempre più forte, muovendoci con tutti i muscoli che abbiamo addosso.
Lei urla il mio nome col suo forte accento americano

viene

vengo

veniamo.

Sussurra il mio nome
io il suo,

sorride, piano piano il suo sorriso diventa una risata, poi di colpo smette di ridere e sale a cavalcioni su di me con una mossa rapidissima, io sto sdraiato paralizzato e lei mi fissa dritto negli occhi, abbracciandomi con le sue gambe lunghissime e bianchissime, non lascia però la presa, prima fortissima, ora salda delle mie spalle.
Ci amiamo molto.
E’ una sensazione che pervade il mio corpo come una febbre africana, che mi fa sentire prima molto caldo e poi freddo, solo per tornare ad una sensazione di caldo ancora più piacevole ed intima.

Quando mi sveglio nel mio letto di calle Sant Gabriel, guardo fuori dalla finestra e subito capisco di avere dormito per un tempo non meglio precisato, ma molto lungo.

Vado in bagno e piscio da seduto.

Ho una strana sensazione, come quando succede qualcosa di brutto o di bello, poi si va a dormire, e quando ci si  sveglia il ricordo in questione ci mette un po’ ad arrivare, ma prima che riaffiori nella coscienza , prima che si superficializzi, si ha questa sensazione di imminente emozione.

Un po’ come il profumo che c’è prima dei temporali.

Mi alzo tiro l’acqua mi guardo allo specchio e penso di getto:

“Cazzo mi sono innamorato di Paris Hilton”

vado in cucina a fare un caffè che spero mi riporti ad uno stato di veglia reale,

che mi distacchi dal sogno che mi è rimasto appiccicato addosso, come brandelli di placenta addosso ai neonati.

Niente.

Passa un po’ e sono completamente sveglio ma continuo a stare male per l’amore impossibile che mi si è scaraventato dentro.

Devo fare qualcosa.

Qualcosa di catartico, o anche solo qualcosa, qualcos’altro.

Apro il mio computer attacco la tastiera midi che dovrei cambiare già da un po’ per una più nuova,
imposto una traccia straziante di chitarra blues e un basso vagamente ossessivo come un funky ma RALLENTATISSIMO;
su queste due basi in loop comincio a scaricare una quantità indefinita, ma armonica e inesorabile, di campionamenti ed effetti, canto distorto e storto sul pavimento,

senza pensiero tecnico,
con solo il suo viso di bambina che mi guarda dopo aver fatto l’amore.
Mi vedo da fuori e mi sento patetico, allora mi fermo e la canzone è finita, la salvo.

Sono stremato e vado a farmi una doccia.

Torno nudo collego il computer alle gigantesche casse dello studio, lo riascolto e piango, non so per quanto piango.
E’ il pezzo più bello che abbia mai composto. E’ struggente passione impotenza tristezza malattia speranza ossessione
quello che in anni di musica stavo cercando.

All’inizio ho chiamato questo pezzo “Song for the Girl Paris Hilton.

“

Poi quando il disco è andato in produzione mi hanno fatto cambiare il titolo della canzone, nel titolo che ora tutti conoscono
nel nome che tutti i critici, rigidi alternativi e intenditori underground, dicono, prima di complimentarsi con me.

Se solo sapessero che, quel pezzo che tanto ha successo, me l’ha dettato un amore viscerale e fortissimo per una ragazza, che viene indicata da quegli stessi critici e appassionati, come il demonio, l’icona della commercializzazione e prostituzione della musica.

Comunque, non so cosa mi sia successo, ma da quel giorno il mio modo di fare musica è profondamente cambiato

forse alla base di tutto c’è l’amore che mi è sempre mancato nella vita, inteso forse come concetto, come insieme emozionale,

o forse sono semplicemente innamorato di Paris Hilton;

ipotesi che ancora oggi non mi sento di scartare.

Giulio Borbon

Se volete contattarlo questo e’ il suo indirizzo e-mail: giulioborbon@gmail.com