Lorenzo Bianchini, un mestri dal Horror furlan (maestro dell’Horror friulano)

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Se cerchi Custodes Bestiae, di Lorenzo Bianchini, trovi il DVD sul portale tedesco di Amazon. Se invece cerchi Radice quadrata di tre, sempre di Bianchini, trovi il DVD, sempre in edizione tedesca, ma dal New Jersey, USA. Com’è che degli horror in lingua friulana finiscono in giro per il mondo, mentre a Udine e Pordenone non ne parla nessuno?

Tantissimi addetti ai lavori conoscono i suoi film e li apprezzano. Nell’ultimo anno e mezzo il suo nome è saltato fuori in tutte le discussioni che ho avuto sul cinema di genere italiano. Questo perché Lorenzo ha un merito: che sia prodotto o meno, che abbia dei buoni attori o usi i suoi amici o parenti, che abbia una telecamera buona o quella del TG Regionale, il suo modo di costruire e raccontare le storie è sempre impeccabile e coinvolgente.

Ho avuto il piacere di intervistarlo davanti a due birrette.

Lorenzo Bianchini, regista horror - foto di Alessandro Venier

Lorenzo Bianchini, regista – foto ©Alessandro Venier

Da cosa è nata la passione per il cinema?

La passione non è nata da qualcosa in particolare. Da quanto ricordo l’ho sempre avuta, anche se non era necessariamente verso il cinema, più verso l’atmosfera che questo crea. Da piccolo costruivo dei piccoli percorsi degli orrori in casa mia, con le luci abbassate, ventilatori con sacchetti di plastica attaccati che si agitavano.

C’è qualche autore in particolare che ti ha ispirato?

Non mi sono mai veramente ispirato a qualcuno, anche se certamente ci sono dei film che mi sono piaciuti di più. Come non citare Dario Argento o Pupu Avati; ogni volta che esce un mio film lo paragonano a La casa dalle finestre che ridono, mi sono anche stufato. Oltre a questi, da piccolo mi aveva impressionato molto Belfagor – Il fantasma del Louvre, che era una miniserie televisiva francese.

Quando hai iniziato a fare cinema?

Il mio primo corto è Paura dentro, del ’97. L’ho girato nei boschi di Monteprato, il paese natale di mia madre. All’epoca non preparavo niente, prendevo la mia telecamera e andavo con mia cugina, che era anche la mia protagonista, a girare con solo una vaga idea in testa. L’anno dopo ho girato Smoke Allucination.

Poi nel ’99 ho diretto il mio primo mediometraggio, I Dincj de Lune (I denti della Luna), per la Mostre del Cine Furlan. Per partecipare al festival le opere dovevano per forza essere in friulano, quindi il film è tutto in lingua friulana. Poi questa cosa dell’utilizzare lingue e dialetti diversi mi è rimasta. Il medio era veramente grezzo e pieno di problemi, però è piaciuto a tutti, forse i difetti gli hanno dato un’atmosfera particolare. Alla Mostra abbiamo vinto il primo premio.

Poi hai cominciato con i lungometraggi.

Si, il primo è Lidris cuadrade di tre (Radice quadrata di tre), che è stato girato dentro l’istituto Malignani di Udine, in cui lavoro. L’istituto è enorme, passandoci molto tempo ti viene da pensare a come sarebbe passarci da solo la notte. Allora mi è venuta l’idea di questi tre ragazzi che irrompono nell’edificio per cambiare i loro voti e c’ho costruito sopra un horror.

Il mio secondo lungo invece è Custodes Bestiae (2004) (NdR. il più famoso). Anche questo è girato in friulano, tra Monteprato, che bene o male ritorna in tutti i miei film, e vari altri posti nella provincia di Udine.

Custodes Bestiae (2004) regia di Lorenzo Bianchini

Custodes Bestiae (2004)

Custodes Bestiae ha moltissime location. Com’è stata la pre-produzione?

Non è stata per niente facile. Tante scene sono girate all’interno di chiese, Biblioteche ed edifici storici che sono di proprietà della Chiesa e di Comuni e Province. Sai, non è che bussi alla porta e ti lasciano entrare. Il processo è lungo, devi fare carte, presentare il progetto e convincerli che sei innocuo, prima di avere il permesso. Ed io mi presentavo con un horror satanico.

Con il film successivo sei passato dall’autoproduzione a una produzione vera e propria. Ci racconti com’è successo?

Tramite una mia amica, che conosceva questo produttore Portoghese che si chiama Francisco Villa-Lobos. Lei gli ha procurato i miei film e a lui erano piaciuti molto. In seguito ci siamo incontrati a un Festival e da lì è partita la collaborazione.

Abbiamo girato Occhi (2010) in questa villa enorme in Friuli, che abbiamo avuto a disposizione per 25 giorni. Avere una produzione ti permette di tralasciare molte questioni burocratiche e concentrarti sulla regia e i dettagli della storia. Nel caso di Occhi, mi ha dato la sicurezza di avere a disposizione la villa e qualche collaboratore in più, quindi ho potuto prendermi il tempo di preparare meglio le riprese. Quando si lavora da soli, spesso ci si trova a girare senza avere un minuto per prepararsi.

Parlando con altri registi, si nota che la più grossa distinzione tra uno e l’altro è la cura della pre-produzione. C’è chi prepara tutto con calma e va sul set con già la scena in mente, e chi invece ha solo una vaga bozza del film e preferisce improvvisare sul set con gli attori. Di quale gruppo ti senti parte?

Non so come lavorino gli altri registi, se c’è veramente qualcuno che si presenta senza niente. Di certo c’è che lavorando indipendentemente non puoi permetterti un alto livello di preparazione. Per esempio, di Storyboard non ne ho mai visti: spesso non ha senso, perché solo all’ultimo minuto si sceglie la location, che non è mai esattamente come te la immaginavi. Stesso vale per le sceneggiature. All’inizio non le scrivevo mai perché erano un fastidio. Poi quando inizi a girare film più lunghi e complessi, e ad avere 2, 3, 4, 5 persone che ti aiutano, la sceneggiatura diventa fondamentale: non si può perdere tempo a discutere come quando eri con tua cugina o ad improvvisare troppo. Ci sono delle persone che aspettano e non si può pretendere che sprechino il loro tempo. Bisogna essere più efficienti possibile.

Diciamo che l’ideale sarebbe essere preparati in modo che, se nel Set ti viene un’idea che cambia un po’ il piano iniziale, la si possa prendere senza aver paura di incasinare il risultato finale. Girando Occhi, spesso ero in scena con i miei appuntini precisi, poi l’attore si muoveva in un modo inaspettato e mi faceva cambiare qualcosa. Col tempo s’impara ad apprezzare anche la pre-produzione.

Occhi (2010) regia di Lorenzo Bianchini

Occhi (2010)

Raccontaci qualcosa del film che hai in lavorazione.

Il film s’intitola Oltre il guado. Lo abbiamo girato l’anno scorso, durante le vacanze natalizie, tra i boschi di Monteprato e il centro antico di Topolò. Il film parla di un etologo che, girando al confine tra il Friuli e la Slovenia per effettuare censimenti di animali selvatici, si ritrova in un paese abbandonato tra i boschi. Ho scelto Topolò perché il centro è molto suggestivo. In più, in questi posti si parla un dialetto che deriva dallo Sloveno, che ho sfruttato in uno dei subplot del film. Gli interni invece sono stati girati a Monteprato, in una vecchia casa molto grande, dove abbiamo ricostruito gli ambienti. Ritornando al discorso di prima, qui siamo stati penalizzati un po’ dall’essere un’autoproduzione. Costruire gli ambienti da zero ci ha portato via quasi due settimane. Una volta finito, mi sarebbe piaciuto prendere qualche giorno di pausa per organizzare un po’ le scene, invece abbiamo dovuto cominciare immediatamente le riprese.

Questo film fa un salto di qualità rispetto a quelli precedenti…

Si, con questo film abbiamo sfruttato le tecnologia per ottenere un risultato visivamente più appetibile. Grazie alle DSLR, come la Canon 7D che abbiamo usato noi, la qualità delle produzioni indipendenti è molto migliorata. I miei film precedenti sono penalizzati dalla resa delle vecchie telecamere, che è decisamente più televisiva che cinematografica. Daniele Trani, il direttore della fotografia, ha fatto un ottimo lavoro.

Tutti i tuoi film hanno delle caratteristiche comuni, come le professioni dei protagonisti, che sono sempre molto specializzate (restauratori, etologi, ecc); l’isolamento dei protagonisti; e le presenze e gli spiriti malvagi, che sono generati da qualche avvenimento particolare nel passato. Che ragione c’è dietro queste scelte?

In realtà tutto parte dall’isolamento, che è la cosa principale che voglio esprimere. Quando una persona è sola in un luogo, è costretta ad affrontare le proprie paure e la propria immaginazione; uno scricchiolio di una porta non ha valore se non quello che gli attribuiamo noi. È questo tipo di suggestione che mi interessa rappresentare. Gli spiriti e le presenze malvage, in fin dei conti, sono secondari nella storia, e trattati solo a grandi linee. Credo valga lo stesso per le professioni, volendo rappresentare l’isolamento, scelgo mestieri che vi si possono adattare.

Occhi (2010) regia di Lorenzo Bianchini

Occhi (2010)

Cosa ne pensi del cinema italiano?

Sinceramente non penso niente, non sono un grande esperto né un divoratore di film. Non ricordo quale sia l’ultimo film italiano che ho visto al cinema. Sono sicuro però che ci siano molti prodotti buoni. Certo è che il cinema di genere in Italia è scomparso, non so il perché. Lo si trova finché si frequentano ambienti di nicchia o festival minori, ma quando si alza un po’ il tiro, a parte rare eccezioni, viene snobbato.

Progetti futuri?

Ho un paio d’idee in mente, tra le quali uno spettacolo teatrale. Lo scoprirete più avanti.

Per chiudere, ci consigli un film?

Il labirinto del Fauno di Guillermo Del Toro mi è piaciuto molto, rispetto a tanti altri fantasy. Anzi, per vari aspetti non lo metterei neanche nella categoria dei fantasy.  Certamente da guardare.

Lorenzo Bianchini, regista horror - foto di Alessandro Venier

Lorenzo Bianchini – foto di Alessandro Venier

Consiglio? Cercate di recuperare una copia di Custodes Bestiae o Occhi, ne vale la pena.

Nel frattempo, possiamo mostrarvi il primo cortometraggio, datato 1997, che il regista ha gentilmente acconsentito ad uploadare sul nostro canale Youtube.

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