Intervista ai DMT Synth

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Maximal Pordenonese, contro il logorio della musica moderna.

In un pomeriggio pasquale qualunque incontro i DMT Synth, aka Demis Di Iuorio e Alessandro Parisi, combo elettronica di Pordenone. Voglio cercare di capire chi sono e perché. Nella scena electro-modaiola e schiamazzante del triveneto, questi due ragazzi passano quasi in punta di piedi, con educazione, come dicono loro. Ma nonostante questo si fanno notare.

DMT Synth all'opera dietro la console

Perché nasce DMT Synth?
Demis alle superiori faceva il dj. All’inizio abbiamo deciso di fare un progetto assieme, quasi per gioco. Siamo stati prodotti, e alla prima cosa che abbiamo consegnato ci hanno subito sparato il vinile! Abbiamo cominciato con la house… forse più per il bacino d’utenza, era più facile uscire in questo modo. Appena inizi non hai un’idea precisa su cosa devi fare, come proporre le tue idee: la prima cosa a cui pensi è uscire immediatamente. Poi col tempo capisci qual è la tua strada, e che è meglio seguirla, piuttosto che fare quello che piace agli altri.
Riguardo ai Dj Set ci siamo scontrati con una realtà piena di concorrenza: tutti vogliono fare i Dj. Quando abbiamo iniziato a produrre abbiamo cercato di coniugare le due cose, mettendo i nostri pezzi durante le serate. Poi maturando volevamo fare qualcosa di più complesso, ma che ci potesse dare più visibilità, e soddisfazione, così abbiamo deciso di proporci live solo con cose nostre. Ed è stata la cosa migliore.

Perché DMT synth?
Synth era una parola che doveva esserci*, DMT è un allucinogeno… viene dal video di E-talking, dei Soulwax,  in realtà.
E poi suona come una parola naturale.
Non abbiamo rapporti con le droghe, comunque ne abbiamo viste di tutti i colori… soprattutto all’estero e nelle grandi città.
Non le utilizziamo**, semplicemente perchè quando suoniamo dobbiamo essere lucidi e concentrati… per un live è necessaria la lucidità mentale.

* alludono all’uso massiccio che fanno del sintetizzatore (N.d.R.).
** Demis prima e durante i concerti non tocca neanche alcol (N.d.R.).

Cosa usate principalmente nel live?
Principalmente software: abbiamo delle macchine, ma per gestirle durante un live ci vuole tanta preparazione, purtroppo non abbiamo il tempo necessario a prepararci perché non facciamo solo questo*.
Ableton Live e Reason sono strumenti che ci permettono di sintetizzare le macchine, suonarle virtualmente ed essere più comodi e veloci nel live set.
Abbiamo un sampler, una drum machine, un sintetizzatore che usiamo in produzione principalmente. Durante il live riproduciamo i nostri pezzi con sequencer, software e controller midi per governare i programmi.

* studiano e lavorano (N.d.R.).

Come funziona la produzione?
Non campioneremmo mai un basso, la linea melodica è sempre nostra. È stata la nostra passione quella di creare un suono caratterizzante di bass synth, che adesso è diventato più un lead, una linea principale.
I campionamenti sono per lo più per le voci, o effetti o suoni particolari; di nostro ci sono le drums e le melodie.

Siete musicisti?
Demis: Io studiavo musica, sono partito col pianoforte, poi tastiera, ed ho iniziato cimentandomi con canzoni note, ed a crearne di mie. Quindi mi occupo più della parte melodica.

Alessandro: No no, ho iniziato campionando, non sono musicista, sono l’informatico dei due. Ho la cultura del sampling che mi deriva un po’ dall’hip hop e dai Daft Punk soprattutto, mi concentro sui  campionamenti e la ritmica dei pezzi.

DMT Synth

Alcune delle vostre influenze più importanti?
Alessandro: Anche se non c’entra minimamente col nostro genere, da quando ho ascoltato Jean Michel Jarre, sono cambiato totalmente. È un avanguardista francese, non faceva musica dance, mi ha spinto a creare emozioni in quello che faccio. Piuttosto che un genere come la techno, che non è profonda, che è pensata per la dance floor (cassa dritta e suoni ossessivi), mettere una melodia che crei un particolare stato d’animo in qualcuno è una soddisfazione impagabile.
E poi Daft Punk, Prodigy, Chemical Brothers, Lexy & K Paul, tedeschi che ci hanno fatto iniziare a far musica, Vitalic, Felix Da Housecat , Toc Toc, scena tedesca electro clash.

Demis: sicuramente Vitalic, Lexy & K Paul, sono i primi dai quali abbiamo preso ispirazione per le nostre canzoni, soprattutto nella struttura della produzione, il synth, il walking bass, cose di 10 anni fa. Poi c’è stata un’evoluzione del synth con Vitalic, Prodigy, Felix Da Hausecat

In poco tempo siete riusciti ad emergere e suonare fuori dall’Italia, com’è il confronto?

Abbiamo imparato come funziona qua e come all’estero.
L’Italia forse è l’unico paese in Europa in cui il gioco musicale si basa soprattutto sulla conoscenza, sulla lobby e sui soldi. Non c’è meritocrazia, se sei bravo non è detto che ti chiamino in giro, suoni solo se porti gente, e per portare gente devi essere conosciuto, per farti conoscere devi usare hype, che spesso è solo un simbolo dietro al quale non c’è nulla.
Noi che bene o male ci siamo scontrati con questa realtà ed abbiamo continuato a fare quello che ci piace, siamo stati fortunati a conoscere quelle poche persone valide, a Mestre soprattutto, che ci hanno avviato. Da lì abbiamo avuto il contatto per Roma e altre grandi città che ci hanno poi spinto all’estero, dove abbiamo visto tutta un’altra realtà.

Avete o volete un’etichetta?
Non abbiamo mai avuto attacchi con grosse etichette, anche perché tutt’ora non abbiamo ancora un prodotto secondo noi valido da smerciare come “bomba”, siamo ancora in fase di ricerca.
Abbiamo avuto due label, 989 Records di Pordenone e Hypotron di Bologna, ma abbiamo capito che è meglio stare 10 anni senza e all’undicesimo trovare una label big, che stare per anni in circuiti mediocri, con tutto il rispetto.
Non è così che si fa insomma, dipende sempre da cosa uno vuole fare, se si è soddisfatti di avere il pezzo su Beatport, va beh. A noi non cambia la vita sostanzialmente.

DMT Synth a Parigi

Come sono state le esperienze all’estero?
Là hanno la concezione della musica, dello spettacolo musicale, non del posto dove andare a far festa e cuccare.
A Berlino la serata durava 5-6 ore. La festa era organizzata da una crew, Sabot°Age, formata da omosessuali. Nella stessa serata si trovano lesbiche, omosessuali, nazi, punk, qualsiasi genere di persona e ballano tutti assieme, non c’è razzismo o altro, è bellissimo. Se vai a Mestre e compare un punk in discoteca, lo picchiano…
Ma non sono a livello di socialità, sono più aperti anche a livello musicale. Quella sera suonavano per lo più minimal, techno minimal, cose con cui noi c’entriamo veramente poco, quindi pensavamo, una volta che attacchiamo noi dopo 3 ore di minimal, questi qua prendono e se ne vanno, o peggio… quindi eravamo molto tesi. Invece quando abbiamo attaccato la gente è rimasta là, è piaciuto ed abbiamo suonato più del dovuto perché apprezzavano molto, ed è una cosa che in una serata qua non succederebbe mai. In Italia la gente è legata a quello che i locali ti propongono, se il locale dice minimal, tu balli solo minimal, e non c’è nessun tipo d’apertura.

Qua in Italia sei costretto a suonare una cosa che comunque piaccia, ed è un presupposto sbagliato. Invece all’estero, per quanto abbiamo visto, ti proponi con quello che fai, è la gente che decide se venire a sentirti; è questo il bello.
Noi non ci riteniamo dj: se fossimo tali dovremmo mettere quello che lil pubblico ci chiede. Visto che noi ci proponiamo con nostri prodotti, è un controsenso suonare qua, dove le persone mentre facciamo live ci vingono a chiedere “mettimi un pezzo dei Justice”… ci sentiamo pesci fuor d’acqua, non c’entriamo niente.

Anche in Francia, alla Fleche d’Or a Parigi, dove magari lo stile è un po’ più come Milano, già il fatto del locale con il sipario che si apre quando attacchi a suonare dà una filosofia un po’ più musicale di club. A quella serata partecipavano una band indie rock, poi due francesi là molto noti, the Outrunners,  che facevano disco anni ‘80, poi noi, e dopo hanno suonato Dj Grum e Jeff Doubleu, che fa techno… Un po’ di tutto insomma, non era una serata a tema. Anche l’organizzazione era interessante, un gruppo, Les Nyctalopes, seguiva i concerti rock e una crew di un blog francese (Boule A Facettes) organizzava la festa elettronica.

Cos’è Maximal?
Quando abbiamo iniziato a fare le nostre produzioni, nel 2005, per le influenze che avevamo il suono che doveva uscire era per forza quello,un suono distorto. Parallelamente stava nascendo il movimento Ed Banger in Francia, ma non lo conoscevamo bene. Qua andava la minimal a manetta, anche i nostri produttori iniziali dicevano “se volete vendere dovete fare minimal”. Non ci siamo trovati d’accordo, e c’è venuto in mente Maximal, l’opposto. Nel tempo non abbiamo spinto più di tanto su questa cosa, andare troppo contro da più frustrazione che altro, è meglio che ti definiscano gli altri… avremmo svegliato volentieri un po’ di gente… ma era più che altro un’utopia.

Cosa significa fare casino “con educazione”?
Abbiamo visto che da quando c’è MySpace, da quando tutti possono far musica, si è confuso il dj con la rockstar. I dj che conosciamo, quelli veri, erano veramente pacati, ci si può anche gasare, però come minimo dev’essere anche concentrato in quello che fa, se uno si esalta troppo vuol dire che non ha un cazzo da fare se ha il tempo di fare mosse strane…

Con questo intendete criticare qualcuno in particolare?
Personaggi come The Bloody Beetroots e Steve Aoki sono figure create ad hoc per colpire con l’immagine, ma a monte l’idea è studiata, e anche bene. Quello che non sopporto sono i ragazzini che credono che comportarsi così sia una netiquette da emulare per diventare fighi. Questa è maleducazione.
Poi non riusciremmo mai a farlo perché siamo un po’ timidi… Se vedi che il pubblico si sta gasando per quello che fai, ti prendi bene anche tu, ma se sei tu il primo a esaltarsi per gasare la folla, c’è qualcosa di sbagliato. Educazione è rispetto verso il pubblico, visto che stai facendo una cosa per gli altri, concentrati su quello, non fare il pagliaccio.
Accetto l’immagine, la pagliacciata, ma solo se è il contorno ad una cosa preesistente, non si può partire da quello, è sbagliato dare priorità al MySpace figo, alle grafiche fighe ed al cappellino storto, e poi alla musica. Prima la musica, poi sei autorizzato a fare il resto.

Il futuro come lo vedete?
Molto incerto, siamo davvero ad un bivio e non sappiamo bene dove buttarci. Abbiamo capito come gira, abbiamo avuto dei successi un po’ troppo presto; alla fine pensavamo di andare a suonare in Francia come ultimo obiettivo… queste date sono venute veramente presto quindi prima di spingere, preferiamo fare un passo indietro, cercare il prodotto vincente, metterci anche un anno, e uscire con quello.
Al momento ci concentriamo sul live, facciamo le ultime date che dobbiamo fare. C’è l’intenzione di collaborare con un artista hip hop di Pordenone, Trich, per fare qualcosa di ibrido.
Preferiamo stare in silenzio per anni e poi uscire nuovamente, piuttosto che stare sull’onda con pagliacciate, di questo non ne abbiamo bisogno.
Per il futuro, speriamo fra 5 anni di non dover più dire grazie a nessuno.

Estero o Italia?
Estero, assolutamente.
In Italia hai un tetto chiamato Milano. Se vuoi andare fuori devi passare di là, devi entrare nel giro e uscire attraverso quel vincolo, a quel punto sei condizionato, ti hanno già forgiato e non sei più tu.
Abbiamo avuto la fortuna di non dover passare da là per uscire, continueremo su questa strada; in Italia esistono solo una o due label che possono spingerti sul serio. Solo in Europa ce ne sono veramente tante, molta più curiosità, più ricerca, meno legami al fatto che devi portare gente per forza per fare la festa.

Non siete festaioli?
No assolutamente no, siamo asociali (ridono…), non abbiamo una compagnia, a stento andiamo in qualche locale. Per questo siamo forse un po’ antipatici…
Non abbiamo mai avuto l’obiettivo di suonare davanti a mille persone, ma è capitato. Non siamo mai andati a cercarci una data, ci hanno sempre chiamato. È l’unica cosa di cui si può dire che ne andiamo veramente fieri: non abbiamo leccato il culo a nessuno.
Ovvio che se fai questo, un po’ di gloria la vuoi però bisogna comportarsi in un certo modo per averla, da qui a sputtanarsi ce ne passa!

Parlate di qualcuno in particolare?
Noi lasciamo che ognuno faccia quello che vuole, non giudichiamo e non vorremmo essere giudicati, però nel momento in cui ci mettono sullo stesso piano di altri personaggi diciamo no! Però vivi e lascia vivere… non vogliamo ostacolare nessuno.
Magari all’inizio ci si scontrava su certi modi di fare, però ora come ora si sa che se si vuole sfondare bisogna comportarsi in un certo modo… io non lo farei.

Come vi comportate nei djset?
Solitamente mettiamo qualche pezzo nostro insieme a moltissimi pezzi che ci mandano amici che fanno musica.
È stata una nostra filosofia fin dall’inizio, non abbiamo mai pensato di mettere il pezzo conosciutissimo per riempire la pista… piuttosto mettiamo cose non molto famose, ma dopo un po’ di tracce la gente capisce che vogliamo trasmettere qualità piuttosto che quantità.

Diciamo qualcosa sul fenomeno french touch

Chiariamo cos’è french touch: è un termine che si usa molto da quando è uscita la Ed Bangerfrench touch è musica house francese anni ‘90, ed è una cosa. Quello che è venuto fuori dopo, possiamo chiamarlo french touch 2.0, è stata un’evoluzione …ci sono persone che la portano avanti seriamente e le rispetto, ma da qui a chiamare french touch la Ed Banger no, non è quello.
Noi comunque non apparteniamo a quel filone, assolutamente. Ovviamente l’ascolto un po’ ci influenza, ma non fa parte del nostro sound.
Quello che c’è adesso è il frutto dell’evoluzione dell’electro-punk, della fusione tra il rock e l’elettronica operata da Ed Banger, Toxic Avenger, MSTRKRFT, The Bloody Beetroots, che hanno creato quello che c’è adesso.

Cosa ci si deve aspettare da un vostro live?
Come primo punto di sicuro qualcosa di nostro e mai sentito, che solo noi abbiamo e ci caratterizza… e poi riferimenti ad influenze e suoni del passato.
Non si deve aspettare cose conosciute, quello che portiamo, non per spocchia, ma per rispetto verso noi stessi, è quello che siamo e basta… lasciamo anche pause di un minuto, senza cassa, per creare l’atmosfera, mentre magari il pubblico vuole la cassa sempre presente per ballare… Questo ci limita un po’… Ci aspettiamo che chi ci apprezza lo faccia perché capisce e rispetta il fatto che suoniamo canzoni nostre. Perché, brutalmente, è facile fare i fighi con la roba degli altri.

Cosa aspettate ora?
Il nuovo dei Daft Punk… quando uscirà tutta la merda verrà spazzata via, e non vediamo l’ora.
Adesso è il periodo più stupido che la musica potesse tirare fuori, stanno comparendo le porcate più assurde, a livello globale. L’ambiente è sempre quello, sono cambiati i mezzi e i termini, ma la musica sta dando veramente il peggio che poteva dare… c’è carenza di idee.

Certo che uno quando fa veramente cagare non arriva in alto.

Guarda il video dei DMT Synth a Parigi

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www.myspace.com/dmtsynth

Canale Youtube dei DMT Synth