Intervista a Phonat

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Phonat

Avevamo parlato di Phonat, all’anagrafe Michele Balduzzi, in una uscita di un “33 e 1/3” e ne eravamo rimasti entusiasti. Quando abbiamo saputo che veniva in Italia per suonare ai Magazzini Generali, non ci siamo lasciati sfuggire l’occasione di intervistarlo. Cosi l’abbiamo incontrato a Milano, in un bar di piazzale Lodi.

Come inizia la tua avventura? Cosa facevi prima di Londra?

Ho iniziato nel 2005 a pubblicare le prime release in vinile e a collaborare con la Mofo Hifi Records. Queste collaborazioni diventano sempre più frequenti, fino a quando nel 2006 faccio conoscenza con il capo dell’etichetta e gli chiedo di poter lavorare con loro. Cosi parto per Londra, prima per lavorare nello studio, facendo qualche produzione. Adesso mi divido tra Young Punx e il mio progetto Phonat.

È da poco uscito il tuo primo album. Quanto ci è voluto per completarlo?

Circa da Dicembre a Marzo. Quattro mesi di lavoro, ma non partivo da zero, avevo già dei loop che volevo sviluppare, delle idee abbozzate.

A tutta Locals Magazine è piaciuta tantissimo “Set me Free”. Nonostante l’ascolto maniacale non siamo riusciti a capire quale fosse il campione vocale che hai utilizzato. Continuando con le domande nerd, con cosa produci?

Il campione non posso rivelarlo. Vi posso dire che per i campioni nell’album mi sono affidato alla Replay Heaven, che si occupa di risuonare i campioni che ti servono, cambiandoli quel tanto che basta per non avere problemi per la pubblicazione. Oppure puoi scegliere tu se togliere o aggiungere uno strumento dal sample, o semplicemente chiedere qualcosa che suoni in un certo modo.
Per quanto riguarda la produzione uso Cubase. Non ho macchine, a parte un sintetizzatore Korg faccio tutto con il software.

Qual’ è la tua formazione musicale? Come hai iniziato a produrre?

La mia formazione musicale la devo alla chitarra. Quando avevo 16 anni avevo un gruppo hip-hop e io ero quello che faceva le basi, cosi ho fatto le prime produzioni. Poi ho avuto anche un gruppo punk, dove suonavo la chitarra.

Ormai con una spesa relativamente bassa ci si può comprare tutto il necessario per produrre in casa, con un’ottima qualità, e per quanto riguarda la promozione, tramite blog e social network, si può raggiungere una buona visibilità. Qual’ è il vantaggio per un artista ad affidarsi ad una etichetta?

Quando si entra in una etichetta si trovano esperienza e competenze tecniche. Oltre al lato tecnico un’etichetta ha contatti con i media che normalmente da soli è difficile avere. Volendo si può fare promozione da soli, ma questo porta via un sacco di tempo, che viene sottratto alla musica.

Phonat e Daniele

Cosa hai imparato lavorando in studio?

Ho ricevuto una formazione tecnica, perché è inutile avere macchine potentissime se poi non le si sa usare, bisogna saperle maneggiare. Poi ho imparato la disciplina, che ti porta a diventare un professionista: lavorare quando si deve e non quando ti va, finire le cose che si iniziano. Sviluppare bene un’idea seguendo certi canoni, che non sono limitativi. C’è un motivo se ci sono e, se si vuole infrangerli, prima bisogna comprenderli.

Che consigli daresti ai bedroom producers?

Bisogna dare spazio alle idee personali, fare ciò che piace, non farsi influenzare dalle mode o cercare di fare determinate cose per identificarsi con un gruppo. Se non ti piace al 110% quello che fai, si sente. Consiglio di essere il più obiettivi e umili possibile, di non accontentarsi, di confrontarsi sempre con il meglio e di non accontentarsi dei primi riconoscimenti (anche se fanno piacere).

Phonat, Trich e Daniele

Dopo qualche anno in Inghilterra, quali sono le differenze che hai notato maggiormente rispetto all’Italia? Musicalmente cosa arriva dell’Italia a Londra?

Da un punto di vista lavorativo, la meritocrazia. Se sei bravo trovi sempre qualcuno che ti da una prima possibilità, però la competizione è altissima. In Inghilterra sono conosciuti i Croockers e Bloody Beetroots. La scena londinese è molto forte e più in generale quella anglosassone. La maggior parte della musica che si ascolta è inglese o americana. A differenza dell’Italia, in Inghileterra sono molto aperti, quindi ascoltano con interesse anche cose che vengono da fuori.

Chi ha curato le grafiche del tuo album?

Le grafiche dell’album le hanno fatto dei ragazzi della TwoThings, pure loro italiani. La cosa è nata per caso, stavo parlando dell’album ad uno dei ragazzi, che sta ad Amsterdam e che conosce quelli della TwoThings, mi dice che uno di loro è mio fan e cosi si offre di fare le grafiche. Successivamente hanno curato anche il video di Set me free.

Molta gente che conosco, che è andata all’estero per lavoro o per studio, è partita con l’idea di tornare una volta completato il proprio percorso. Anche tu sei partito con questa idea?

Non sono partito con l’idea di tornare. Chiaramente di tanto in tanto torno a visitare parenti e amici, ma non credo di tornare in Italia in futuro, non ne sento l’esigenza. Spero di non rimanere a Londra però. Londra va bene per i giovani, va bene quando si ha energia. Poi si ha bisogno di un posto più tranquillo.

Chi è la voce in “Ghetto Burning”? Il testo è sempre opera tua?

La voce è quella di Yolanda Quarter, che già collabora con Young Punx. Il testo è stato scritto da lei. Il pezzo era praticamente pronto, ma volevamo mettere una voce. Un giorno, Yolanda era in studio, insieme al produttore degli Young Punx, mentre io non c’ero. Le hanno fatto ascolare il pezzo e lei ha accettato di cantare. Il giorno dopo sono tornato in studio ed il pezzo aveva una voce.

Phonat e Daniele con un loro grande fanDomani sei ai Magazzini Generali, è la prima volta che suoni in Italia? Prossime date in patria? Dove vorresti suonare?

Si, quella dei Magazzini è al prima serata in Italia da quando mi sono trasferito in Inghilterra. Prossimamente suonerò a Firenze.
Ho suonato solo un volta a Londra, al Pashà, quindi mi piacerebbe suonare di nuovo di fronte al pubblico inglese. In Inghilterra la cultura musicale è molto più alta. È normale per un ragazzo avere una collezione di vinili. Anche nelle famiglie si ascolta molta più musica. Quindi il pubblico è molto più esigente. Suonare per loro è una bella sfida.

Prima di salutarci consigliaci qualche pezzo da ascoltare.

Primo Siriusmo con “Gummiband”, poi Daft Punk con “Rolling & Scratching”, che ha anticipato tutto quello che sarebbe poi successo nella musica elettronica negli anni successivi, e Excision & Datsik con “Boom”.

Finite le domande abbiamo accompagnato Michele all’albergo, dandogli poi appuntamento ai Magazzini Generali. Nonostante i prezzi dei drink e l’impianto, a nostro parere non all’altezza, è stato un vero piacere sentire suonare Phonat (accompagnato da Daniele Panigiani) e poter ballare “Set Me Free”.