Intervista a Paul Ritch

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Paul Ritch

Abbiamo incontrato Paul Ritch a Treviso al Disco Palace prima di una sua serata. Per chi non lo sapesse, Paul Ritch è un produttore techno famoso in tutto il mondo per aver rivoluzionato la scena degli ultimi anni. Ringraziamo lo staff di NonPlusUltra per averci dato la possibilità di fare quest’intervista.

Chi è Paul Ritch?

È un ragazzo di 26 anni che produce da sei anni e mezzo e che ha avuto la fortuna di avere successo con la propria musica in molte parti del mondo.

Visto che sei di Parigi, raccontaci com’è la scena techno in Francia rispetto alla scena Berlinese, o comunque Tedesca in generale, dato che in Francia c’è una prevalenza di musica elettronica, derivata dalla French Touch.

Le mie influenze provengono non tanto dalla techno ma più che altro dalla House e Techouse. Tra il 2000 e 2003 ho scoperto e vissuto la techno con artisti stranieri e pochi artisti francesi. Quindi c’era poca scena. La mia ispirazione viene da fuori e sfortunatamente per la Francia, nonostante adesso la techno stia avendo un successo sensibile, è vero che scostarsi dalla French Touch, che tutti abbiamo ascoltato, è difficile. Quando è arrivata l’ondata di musica techno da Berlino tutti hanno dovuto lavorare sodo e in fretta per tornare al passo. Ecco, penso che la techno in Francia non abbia ancora una coscienza propria ma che sia ancora in fase di digestione.

Quando è nato il tuo amore per la musica, e quando hai deciso che avresti voluto fare il produttore?

Penso che come tutti, anche io ero uno di quelli che faceva molta festa e usciva a ballare nei club (n.d.t. Risate!), quindi mi sono detto “perchè non posso fare musica anche io?”. Sono andato a studiare musica alla SAE per un anno, poi ho lavorato per un uno studio e da lì sono partito a fare il mio suono.

Sappiamo che hai raggiunto un certo livello di popolarità. Ti senti arrivato?

No, non mi sento per niente arrivato, finora è stato solo un debutto!! (n.d.t. Risate!) È come una porta, che si è aperta adesso, da cui stanno uscendo nuove idee, nuovi progetti, l’etichetta, le serate, le realease. Sono solo all’inizio!

 

Che musica ti piace ascoltare al di fuori della techno?

Mi piacciono molto anche le cose calme come la musica Chillout, Dub, l’elettronica tranquilla. Quando faccio io la musica ho bisogno di pompare ma se devo ascoltare preferisco rilassarmi con ritmi più lenti.

Come sei riuscito a far uscire la tua musica dalla tua camera?

Ho prodotto qualche traccia e ho preparato un live. Poi ne ho inviati solo quattro pezzi alla Resopal tra cui “Samba”. Al proprietario dell’etichetta è piaciuta subito, nonostante non avesse il basso e mi ha contattato e da lì è partito tutto.

Quali differenze noti tra il pubblico Europeo e quello Americano, Asiatico, ecc?

Il pubblico europeo conosce la musica elettronica da più tempo, quindi è più puntiglioso e pretenzioso, mentre il pubblico americano, che la conosce da poco, quando sente qualcosa di nuovo va in euforia totale. In Cina, a Pechino, all’inizio il pubblico era molto calmo, un po’ spaesato perché per loro è una cosa nuova, ma è andata bene, mi sono divertito molto. In Giappone invece, a Tokyo, è stato veramente fantastico, sembrava di essere a casa.

paul ritch live

Hai cominciato prima a fare il Dj o il Produttore?

Penso di essere partito come produttore e di essere tuttora un produttore. In realtà non sono mai stato un dj perchè comunque io suono la mia musica, non passo mai i dischi di altri. All’inizio l’ho fatto anche io, però quando ho cominciato ad avere la mia musica mi è passata la voglia di fare il Dj.

Sappiamo che nei tuoi Live Set usi il digitale. Come strutturi i tuoi live? Che strumentazione usi per suonare?

Per le serate preparo dei loop delle mie canzoni con i quali poi costruisco i brani mixandoli assieme ed effettandoli. Uso solo il digitale perchè non so suonare nessuno strumento, neanche i piatti. Utilizzo Ableton Live perché mi da la libertà di comporre le canzoni in tempo reale, le mescolo, le scarnifico, le modifico.

Quando ho iniziato a produrre scaricavo Plugins, VST e samples, è da poco che ho i soldi per comprarmi gli hardware. Uso la Monomachine e la Machinedrum dell’Elektron per le batterie e un synth modulare Doepfer; vado comunque sempre alla ricerca di campioni tipo Shots, breaks o voci per i miei pezzi.

Come riesci a spiegare il passaggio dalla Techno Detroit dei primi anni ottanta, con suoni a volte acidi, a volte funky, campionati, con beat più lenti – vedi progetti come Cybotron di Juan Atkins, o Inner City – alla Techno di adesso, quella che fai tu?

E’ difficile spiegare perché la techno sia cambiata così dagli inizi. E’ una questione di influenze di altri generi musicali, tutta la musica fa cambiare tutta la musica. C’è chi va e chi viene e lascia il segno. In più bisogna fare i conti con l’esigenza di far ballare la gente, che chiede sempre di più che la musica li carichi e li faccia scatenare. Una volta la techno era più veloce, i miei pezzi sono più lenti ma cerco di mantenere sempre la stessa energia.

Cosa consigli ai Dj ed ai produttori alle prime armi?

Fate quello che vi piace!

Possiamo chiederti un favore personale? Questa sera suoni Ultimate per noi?

He he ok. Sarà l’ultima canzone.

Ti ringraziamo per la disponibilità. Speriamo stasera sia una bellissima serata.

Grazie a voi.

Intervista fatta da Atc per Locals Magazine!

Traduzione di Regular John!