Eugenio Belgrado, giovane promessa del fumetto

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Torniamo dopo molto tempo a parlare di fumetto. Eugenio Belgrado è un giovanissimo fumettista di Polcenigo. Nonostante abbia solo 21 anni ha già pubblicato una graphic novel, dal titolo “Torri di Fumo”, ambientata a Trieste durante la seconda guerra mondiale. Lo abbiamo incontrato nel suo paesino, in un bar curiosamente pieno di riviste di armi.

Eugenio Belgrado fumettista Mattia Balsamini

Eugenio Belgrado – foto di Mattia Balsamini

Bene Eugenio, presentati pure ai lettori…

Sono Eugenio Belgrado, ho 21 anni, faccio l’Accademia delle Bella Arti a Venezia, con indirizzo incisione.

Com’è nata la tua passione per il fumetto?

Disegno da sempre, fin da piccolo. Il fumetto mi ha attratto da subito perché permette di raccontare delle storie e da autonomia al disegno. Il disegno nel fumetto è già un prodotto finito, può essere pubblicato, mentre nella pittura è una fase preparatoria. Trovo che la pittura manchi di immediatezza, quindi istintivamente mi sono avvicinato al fumetto. Negli anni, proseguendo i miei studi, mi sono convinto sempre di più di questa scelta.

Spesso il fumetto si lega all’animazione. Recentemente abbiamo intervistato Mauro Carraro, animatore, che vive a lavora in Svizzera. Non ti sei mai voluto cimentare con questo mezzo?

Non ho mai pensato a realizzare animazione in prima persona. Mi piace molto e seguo alcuni amici che fanno cose molto interessanti, ma per ora mi concentro sul fumetto. Non mi dispiacerebbe vedere uno dei miei lavori animati.

Ho viso nel tuo blog che ti stai dedicando allo Steam Punk…

Bisogna avere un tarlo in testa per fare Steam Punk. Non è un genere facile. Spesso si parte dal lato estetico e si dimentica che oltre a quello bisogna riprodurre i modi di pensare e di fare dell’800. Bisogna partire da una ricerca storica, poi esagerarne gli elementi in modo grottesco. Partendo solo dalla cifra stilistica si rischia di fare qualcosa di superficiale. Trovo che sia un genere molto divertente, che permette di fare una satira sottile del presente. Per chi volesse avvicinarsi al genere consiglio “La citta perduta” di Jean-Pierre Jeunet

Parliamo ora del tuo libro “Torri di fumo”. Qual è stato il percorso che ti ha portato a realizzare questo progetto?

È da qualche anno che faccio il garzone di bottega da Paolo Cossi. Ha deciso di affidarmi un lavoro completo, che si sarebbe inserito in un progetto editoriale più ampio, che si chiama “Uomini e storie del FVG”, in cui ogni storia viene raccontata tramite il fumetto, da giovani autori. Mi hanno affidato il soggetto, ovvero la risiera di San Saba, e il numero di tavole, novanta. Per il resto dovevo arrangiarmi. In quattro mesi ho finito il fumetto, facendo tutto, dalla sceneggiatura ai disegni. Avevo 19 anni, quindi puoi immaginare il mio shock nell’affrontare un lavoro cosi grande.

Quando mi hanno affidato il progetto avevo di fronte due scelte. Potevo fare un documentario, ma non è nelle mie corde ed è un lavoro molto lungo, che richiede una grande ricerca storica, oppure inventarmi una storia contestualizzandola in quel periodo. È un romanzo di invenzione, ma ho cercato di ricostruire il tutto in maniera verosimile, con i personaggi che ricalcano persone normali dell’epoca, le cui storie vanno ad intrecciarsi con quella della risiera di San Saba.

Il libro sembra aver avuto un discreto successo…

Per quanto posso capire si. Ma in questi casi c’è una distanza incolmabile tra editore e autore (ride)…

Torri di fumo Una storia di Trieste Eugenio Belgrado

Lavorare in bottega quanto ha influenzato il tuo stile? Lavorare con un fumettista affermato comporta sempre qualche limitazione nello sviluppo del proprio stile?

Con Paolo siamo riusciti a trovare un buon compromesso, nel quale non dobbiamo negare i nostri stili. Più che influenzarmi nello stile la bottega ha avuto un effetto positivo sulla produttività e mi ha dato delle conferme importanti alla fine del liceo, momento in cui dovevo scegliere che strada prendere nella vita. Se non vi fosse stata la bottega probabilmente avrei fatto scelte diverse, ma avrei cercato comunque di non allontanarmi troppo dal fumetto.

Qual è l’ideale di stile a cui vorresti arrivare?

Ho un problema di schizofrenia stilistica. Quando cerco di fare dei lavori tipo schizzo, dopo qualche tempo non mi soddisfano più e cerco nuovamente uno stile più regolare. Quando realizzo disegni più rifiniti e precisi i li trovo troppo impacchettati e ritorno allo schizzo.

In questo periodo mi stanno piacendo i lavori di Dino Battaglia, maestro della scuola italiana. Da piccolo preferivo Magnus, ma crescendo ho iniziato a preferire lo stile di Battaglia. È uno stile molto scuro, grottesco, caricaturale nel senso della stranezza e sto tentando di avvicinarmici.

Qualche consiglio per chi vuole iniziare a fare il fumettista?

La Scuola Comix da una base eccezionale, insegnano tutto! Però realizzare un fumetto non è solo una questione di mera esecuzione, è soprattutto una questione di cultura personale. Si parte dall’esigenza di raccontare qualcosa e per farlo bisogna avere un background culturale vasto. Per questo motivo ho scelto l’Accademia, per mantenermi comunque un po’ distante, per non diventare fanatico della materia. I primi fumettisti guardavano all’arte, e cerco di farlo anch’io, per realizzare un percorso simile al loro. Tuttavia di un maestro non si deve imitare il risultato finale, ma il percorso lavorativo, per giungere poi alla proprie conclusioni.

Hai mai pensato di andare all’estero?

Non mi chiudo nessuna possibilità, però credo che in questo campo si possa lavorare per l’estero anche rimanendo qui. Mi piacerebbe riuscire a creare qualcosa qui, che questa generazione non fosse costretta a scappare all’estero.

In questo momento da dove pensi che arrivino le novità più interessanti?

Il mercato francese è quello con la maggior varietà in questo momento, si trova ogni genere e ogni stile. In Italia siamo ingabbiati nella Bonelli, che usa gli stessi criteri dagli anni ’60. Questo stile italiano di fumetto è stato il passato, è il presente, ma mi viene difficile pensare che possa essere il futuro. C’è stato qualche tentativo di innovare, ma sono stati comuque delle imitazioni della Bonelli e del suo stile. In Francia sono riusciti a dare dignità al fumetto, rendendolo un oggetto da libreria, pesandolo in maniera differente. In America c’è tanto fumetto autoriale di estrema qualità, ma le cose più conosciute sono le grandi multinazionali del fumetto, che però propongono cose morte dagli anni ’80, portate avanti per accanimento terapeutico.

Tornando all’Italia, la Bonelli, per aumentare il target, ha dovuto smorzare i toni. Ero un fan di Dylan Dog, ma ora non succede più nulla. Dopo i primi cento numeri le idee iniziano a mancare, ci si ripete. Adesso sono oltre il numero 300. Già cento numeri sono un’ottima serie. A me piacciono molto le graphic novel, però in Italia vengono considerati solo temi di denuncia sociale o ricerca storica. Gli altri generi non sono considerati abbastanza alti. I temi sociali e storici sono importanti, ma non possono essere l’unico modo per essere pubblicati. In qualche modo anche “Torri di fumo” cade in questo equivoco… se dici che non ti piace il lavoro puoi passare per antisemita, non è cosi, ma è difficile da far capire questo concetto.

Progetti futuri?

Sto portanto avanti una serie di incisioni a tema apocalittico. Avevo inziato spontaneamente ad esplorare questo tema, solo dopo ho scoperto che è molto sentito. Non l’avevo fatto per rispondere ad un bisogno, semplicemente mi divertiva pensare ad un apocalisse flemmatica. Di solito si pensa all’apocalisse come ad un evento catastrofico. Mi piace immaginarla come un cataclisma che tutti faranno finta di ignorare.

Ho appena abbozzato un altro progetto, un libro illustrato, una sorta di atlante onirico, ma è ancora un embrione. Mi sono ispirato a William Blake, uno dei primi a sperimentare con illustrazione e poesia, dove il disegno non è subordinato al testo. Oggi non sembra una cosa innovativa, ma nel 1700 era eccezionale. Era un alchimista, quindi le sue tavole sono ricchissime di simbologia.

Siamo alla fine e quindi, come tradizione, ti chiediamo qualche consiglio. Raccomandaci tre graphic novel

Consiglio a chi volesse approcciare il tema: Contratto con Dio di Will Eisner, per comprendere l’ABC da un grande maestro, Una Ballata del Mare Salato, per vedere come Pratt sia stato un precursore sull’utilizzo dello strumento (all’uscita non esisteva ufficialmente la Graphic Novel, anche se di fatto lo è), infine la Lega degli Straordinari Gentlemen di Moore per capire come con un simile strumento si possa raccontare qualsiasi cosa.

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Concludiamo con un po’ di link utili

Qui trovate il blog di Eugenio.

Qui la pagina della casa editrice Lavieri relativa a Torri di Fumo

Per chi volesse approfondire, ecco i link alle pagine di Wikipedia di Paolo Cossi, Magnus e Dino Battaglia.

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