Enrico “Polli” Cerovac, il mondo visto da uno skate

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Enrico

Enrico “Polli” Cerovac fotografato da Alessandro Venier

Sono sempre stato affascinato dallo skate. Nel suo immaginario c’è praticamente tutto quello che da ragazzino di provincia potevo desiderare: ribellione, California, estate, adrenalina. Il suo legame con il surf lo rendeva, poi, ancora più attraente ai miei occhi. Ancora oggi, quando salgo su uno skate, mi trovo a fantasticare di essere dall’altra parte del mondo, a godermi su una tavola quella che nella  mia fantasia di ragazzino era un’estate senza fine.

Era quindi ora di cominciare a parlare di skate e action sport. Abbiamo voluto cominciare con un nostro amico.

Enrico “Polli” Cerovac ha comiciato a skatare da ragazzino, negli anni ’90, quando ancora queste cose erano lontane ed esotiche. Negli anni ha coltivato questa passione, che, unita a quella per i i video, gli ha permesso di crearsi un nome. Lo abbiamo incontrato in una fredda e piovosa giornata a Trieste, dove vive e lavora. In questa lunga chiacchierata ci ha raccontato della nascita di questa passione, della scena italiana e della sua evoluzione, dei primi contest a Lignano e del suo lavoro con Iuter. 

Com’è nata la passione per lo skate?

È nata un sacco di anni fa, quando ne avevo circa dieci. Un mio compagno di classe aveva portato a scuola una rivista di skate recuperata non so dove,  per me era una cosa nuovissima, ai tempi non si vedevano facilmente queste riviste in giro. Gli ho chiesto se poteva continuare a portarmi altre copie, ero rimasto totalmente folgorato da quelle foto, un giorno per caso  mio cugino mi presenta un suo amico (Diego) più grande di me con una tavola in mano, ero incredulo che qualcuno delle mie parti (un paesino sul mare nella  provincia di Trieste) sapesse skateare, poi da ragazzino curioso quale ero mi sono subito appiccicato a questa persona e ho incominciato a girare in skate con lui e altri ragazzini che abitavano li in zona, eravamo degli alieni. A quei tempi, negli anni ’90, specialmente dalle nostre parti era difficile reperire tavole, riviste o video. Ricordo che risparmiavamo per mesi per poter andare nell’unico negozio a Trieste a comprare materiale. A dodici anni andare da Sistiana a Trieste ci sembrava già un viaggio figurati…

Dopo questo primo periodo c’è stata una pausa, se così si può dire,  poi a 14 anni, ho incontrato sempre per caso un compagno dell’asilo (Joel) che andava in giro con uno skate, era destino… con lui ho ricominciato assiduamente! Insieme abbiamo coltivato questa passione e abbiamo iniziato ad andare sempre più spesso a Trieste, in uno spot storico in piazza Oberdan.

A pensarci bene all’epoca non avrei mai pensato che con queste due persone, incontrate casualmente in due diversi momenti, avrei poi sviluppato un progetto come ZombiesVideo! Assurdo…

Come avete imparato? Vi ha insegnato qualcuno?

Siamo quella generazione che ha imparato attraverso le riviste e quei pochi video che si riuscivano a recuperare tramite amici o negli skate shop. Poi quando andavi nei vari spot e incontravi altri skaters cercavi di rubare con l’occhio, si chiedeva qualche consiglio, ma non tutti erano disponibili, all’epoca era un ambiente abbastanza “chiuso”. Quando si usciva da Trieste e si andava in Veneto o in Friuli, ci si confrontava con gente che girava forte, capivi che era di un altro livello, ma era un stimolo importante, cercavi di stargli dietro e imparare qualcosa. Anche se la base di tutto era divertirsi e fare un gran macello!

Com’era la scena a Trieste e in Italia quando hai cominciato?

Già nei primi anni ’90 la scena triestina era abbastanza attiva. La storica rivista XXX aveva fatto un servizio sugli spot di Trieste con i vari local, l’articolo fu intitolato “Trieste Verticale” se non sbaglio. Ricordo che anche Tony Hawk era venuto a fare una demo con altri pro storici come Bucky Lasek e Nicky Guerrero, una situazione surreale specialmente per una città come la nostra. Se vogliamo la mia generazione può essere considerata il primo ricambio generazionale della scena triestina.

Per quanto riguarda l’Italia, anche se c’erano due riviste e un paio di distributori, la scena era ancora agli inizi, almeno per come la percepivo io, c’erano molte piccole realtà sparse sul territorio, famose quelle di Milano e Torino, ma anche in Veneto c’era gente che girava forte. Seppur “piccole” erano realtà molto unite e motivate, infatti cercavamo di rimanere in contatto il più possibile con loro, via posta (non c’era ancora internet) scambiandosi fanzine, adesivi, VHS e cercando di partecipare ai vari eventi…

Quali erano i punti di riferimento all’epoca?

Sicuramente Lignano, con il suo famoso skate park, era un punto di riferimento importante. Andare da Trieste a Lignano era una figata, mi sembrava di stare in California. Tutti gli skaters d’Italia si riunivano li nel periodo estivo per i contest organizzati da Roby di East Wind, si dormiva in campeggio una settimana, conoscevi un sacco di gente nuova, andavi in spiaggia con lo skimboard, gran casino la sera… Per noi che eravamo ragazzini e senza tanti mezzi era un’occasione importante! Ho un sacco di bei ricordi di quel periodo… Poi  le altre realtà importanti sicuramente la scena di Milano, Torino e Roma, però noi specialmente nel primo periodo ci rapportavamo di più con i ragazzi veneti o i ragazzi di Udine e Nova Gorica (Slo).

Qual è stata la molla che ti ha fatto cominciare con i contest?

A dire il vero non ho mai partecipato a tanti contest, anche perché in quel periodo sk8avo principalmente per strada. Mi piaceva andarci perché riuscivo a confrontarmi con altri skaters, incontravo altre persone con la mia stessa passione,  persone più brave di me o che avevo visto solo nelle riviste, ho conosciuto un sacco di personaggi assurdi, sono nate tante amicizie in quel periodo, persone che sento o che frequento ancora oggi, è in questo ambiente che abbiamo gettato le basi del progetto Zombies, in maniera naturale e spontanea, per pura passione!

Cosa ricordi del primo contest?

Era il ’97, avevo 15 anni. Il contest era appunto a  Lignano, gareggiavo in categoria b, nuove leve non sponsorizzate. Era una sfida, non avevo mai girato in park, quindi la settimana prima ero andato li per provare un pò le strutture. Sono riuscito a passare in finale, però poi complici l’emozione e l’inesperienza ho fatto un disastro. Però poter girare davanti ai più grossi skater italiani dell’epoca e a così tanta gente è stata comunque una grande esperienza. E poi si era a Lignano d’estate per un intera settimana da solo con i tuoi amici che ti davano man forte, gran skateate e poi le prime feste, le prime cazzate… Gran periodo!

Il tuo nome è anche associato alla Zombie Videos, com’è nata questa iniziativa?

Fare video è stata un’esigenza spontanea. Rubavo la telecamera a mio padre e andavamo negli spot a filmarci… Volevamo vedere dove sbagliavamo con le manovre, ma ci piaceva anche l’idea di documentare quello che stavamo facendo e quello che ci circondava! Per non parlare delle minchiate che abbiamo combinato… Poi un giorno all’istituto d’arte che frequentavano Joel e Diego comparvero i ragazzi di “Super Studio”di Trieste che si occupavano di produzioni video, erano li per girare una pubblicità, Joel conobbe alcuni dei fondatori dello studio in questione e da li partì tutto… dopo scuola si andava da loro, la prima postazione di montaggio che vidi in vita mia sembrava un astronave ai tempi! La demo Zombies uscii in VHS nel 1999 sai per cercare sponsor che investissero nel nostro progetto, anche se la demo ebbe buone critiche nessuna ditta all’epoca voleva investire in un progetto fatto da diciottenni alle prime armi… ci ridevano proprio in faccia! Comunque noi continuammo a sk8are, snowboardare e filmare con i nostri amici in giro per l’Italia, a volte anche in autostop o con mezzi di fortuna, toccando anche Austria e Svizzera! Alla fine nel 2000 grazie anche al supporto di “Super Studio” riuscimmo a far uscire il primo video in VHS: “Zombies Sk8&Snow Video” prodotto interamente senza sponsor, la “première” la facemmo nel salotto di casa mia con i nostri amici, Joel si presentò per ultimo con i il master del video e qualche birra nello zaino! Eravamo super contenti anche se sapevamo che non ci sarebbe stato un seguito.

Dopo aver spedito delle copie ai vari media, qualche settimana dopo comparve una recensione del video fatta da Marco Morigi per un noto portale dell’epoca, la recensione concludeva con: “…a mio giudizio, il miglior video italiano mai prodotto fino ad oggi” nessuno di noi ci credeva, sai pischelli della provincia di Trieste! Grazie a questa recensione riuscimmo a distribuire nei vari shop italiani le copie in VHS e qualcosa anche per corrispondenza, dopo l’uscita di questo video il telefono cominciò a trillare e le ditte che avevamo contattato in passato ci chiedevano se potevano partecipare come sponsor al progetto seguente… e da li abbiamo continuato con la saga, il resto lo trovate qui: www.zombiesvideo.com

Grazie al nostro progetto abbiamo avuto la possibilità di girare tutta l’Italia, e di confrontarci con realtà ben al di là delle nostre aspettative, passando poi all’estero: Francia, Gran Canaria, Germania, Repubblica Ceca, Svizzera, Croazia e per la parte Snow Joel si fece dei bei viaggetti anche in America e Canada! Ne abbiamo fatte veramente tante, esperienze che mi hanno formato e non solo a livello lavorativo… alla fine della fiera penso che il solo fatto di credere in quello che facevamo, di rimanere noi stessi ha fatto la differenza!

Zombies Sk8 & Snow Video – 2000 from ZombiesVideo on Vimeo.

Come sono arrivati i primi sponsor?

In centro a Trieste c’era un negozio di sport, che però vendeva anche tavole da skate e materiale vario. Un giorno un ragazzo amico del proprietario mi chiese se volevo girare per loro, la sponsorizzazione da parte di un negozio è di solito il primo passo che si fa.

Ero un po’ intimorito, perché avevo una visione pura dello skate e a me principalmente  interessava solo divertirmi, ma il fatto di avere un aiuto per le tavole era allettante. Mi sono fatto coraggio e sono andato a parlare con questo ragazzo per capire cosa volevano da me e così ho cominciato…

Sempre in quel periodo avevo avuto il primo checkout, che consiste in una piccola intervista per i ragazzi emergenti, accompagnata da una foto fatta a Milano in stazione centrale, l’articolato uscì per una fanzine storica dell’epoca “Space Cake”. Questo aveva attirato l’attenzione di un’azienda d’abbigliamento, che ora non esiste più. Li avevo conosciuti perché in quel periodo stavo cercando aiuto/sponsor per il progetto Zombies, ma loro erano più interessati al fatto che andassi in skate e mi proposero di indossare il loro abbigliamento

Le sponsorizzazioni che ho avuto poi nel tempo le ho sempre vissute come un supporto per poter fare quello che mi piaceva di più. Non volevo concentrarmi solo sui contest, anche perché ho sempre avuto un attitudine più street e non avendo un park sotto casa era un pò difficile essere competitivi, quindi non sarei riuscito ad esprimermi al meglio in quel tipo di situazione. In più volevo vivere più liberamente lo skate, continuando a girare ovviamente, ma anche facendo video, andando ai vari eventi, alle première, vivere la scena con gli amici nel suo complesso.

Enrico

Enrico “Polli” Cerovac fotografato da Alessandro Venier

Non c’è stata quindi una trasformazione del tuo andare in skate quando sono arrivate queste prime sponsorizzazioni?

Ma sicuramente ero più motivato, ho avuto più possibilità di girare grazie al supporto delle varie aziende, mi buttavo di più, andavo a cercare spot nascosti e strani per andare poi a farci una foto o una ripresa con altri sk8ers, ti dirò mi sento fortunato anche perché c’era tanta gente brava in giro che meritava!

Nel mio caso però penso che il mio modo di girare e il progetto video attirassero gli sponsor. Tuttavia ho cercato di mantenere una certa purezza in quello che facevo, continuare a divertirmi, ed essere me stesso, perché se veniva a mancare questo, se perdevo la passione per quello che facevo, crollava tutto.

Quando vai in giro per una città ti fermi mai a pensare a cosa potresti fare in quello spot?

(Ride) Si, capita spesso che mi blocchi, che mi metta a fissare qualcosa con piglio da ragazzo autistico. Ogni muretto per strada può essere uno spunto. Non faccio questa cosa solo per lo skate ma anche per le riprese. Quando costruiscono qualcosa di nuovo vado sempre a vedere cosa hanno fatto, mi metto proprio a studiare a mente cosa si potrebbe fare li con la tavola. Grazie a queste due passioni vedo la città in modo diverso, cerco di andare oltre al trick o all’inquadratura a volte è veramente divertente, soprattuto quando i passanti ti guardano e non capiscono assolutamente che stai li a fare…

Da un po’ di anni porti in giro i ragazzi di Iuter. Come ti sei ricavato il ruolo di team manager?

Iuter è nata come una crew di snowboarder, per iniziativa dei fratelli Kratter, di Andrea Torella e Tommy Tagliaferri. Riuniva un sacco di gente con questa passione, sempre motivati in giro per i vari resort e contest europei a far festa! Poi nel tempo si sono aggiunti personaggi provenienti dal mondo dello skate, bmx, fmx e tanti amici che di base ruotavano intorno alla scena! La crew si è poi evoluta anche grazie ad Alberto Leoni in un marchio di abbigliamento. Che dire ci conosciamo fin da quando eravamo ragazzini, ne abbiamo combinate tante insieme, robe assurde… Poi nel 2005 ho cominciato a skateare con l’abbigliamento Iuter in maniera ufficiale, qualche anno dopo nel 2008 mi hanno chiesto di sviluppare un team di skate che rappresentasse il marchio, la loro volontà era quella di  fare qualcosa di più serio e strutturato ma sempre con la passione e l’immagine che ha sempre caratterizzato la crew, cosa che già facevano con ottimi risultati nello snowboard. Ho sviluppato il team da zero, è stata una bella sfida, ma è riuscita bene. Per esempio Jacopino Carozzi l’abbiamo preso che era un ragazzino ed è diventato una delle promesse dello skate italiano e sta continuando la sua strada anche all’estero!

Come ti poni con ragazzi più giovani? Fai loro da maestro, o il tuo ruolo è diverso?

Ho sempre cercato di pormi nel modo più semplice possibile. Volevo creare una crew basata sull’amicizia e con una grande passione di fondo, qualche ragazzo lo conoscevo già, altri invece erano nuovi. Nel tempo si è creato un bel gruppo, e il rapporto è andato oltre allo skate. Anche con i genitori dei più piccoli abbiamo avuto sempre un buon rapporto e ci davano fiducia… dal canto nostro abbiamo sempre cercato di proporre progetti validi, ho sfruttato le mie abilità nel campo video per produrre clip dei tour e delle varie shotting, abbiamo fatto pubblicità sulle riviste di settore, supportato eventi,  abbiamo avuto come partner per le nostre attività marchi come  Invicta e Fiat, ma cosa più importante siamo riusciti a portare i ragazzi a sk8are in giro nel modo giusto e dare visibilità a loro e al marchio.

L’impegno con il team è stato stressante, ma molto divertente. Abbiamo girato l’Italia e l’Europa assieme, anche se è una cosa che amo fare non è stato un lavoro facile. Bisogna pianificare i vari spostamenti, i vari spot, gestire i budget a disposizione, motivare i ragazzi e farli sk8are nel posto giusto, infatti ogni cosa va studiata bene se si vuole portare a casa una ripresa o uno scatto valido, perché ogni skater ha il suo stile che si adatta meglio a diversi tipi di spot!

Mi dicevi che la crisi ha fermato tutto…

La crisi ha costretto i nostri partner (e non solo) a cambiare strategie, quindi in giro c’è stato un calo di budget destinati a questo tipo di attività. Anche i ragazzi di Iuter hanno dovuto rivedere le loro priorità, in questo momento hanno deciso di investire i soldi nella ricerca e nei prodotti per sviluppare capi sempre migliori, puntando un occhio verso l’estero e mi sembra che gli sta riuscendo piuttosto bene! Spero di tornare presto a collaborare attivamente con loro. Nonostante tutto il gruppo rimane sempre unito e dal canto mio questo mi ha dato la possibilità di concentrami su altri progetti e di lavorare sempre più assiduamente nella pubblicità e su vari set.

Come si è evoluta la scena negli ultimi anni?

Allora per quanto riguarda il “business” c’è stato un picco qualche anno fa, che è coinciso con il momento più florido di Zombies Video. Poi per una serie di circostanze e del mercato la cosa è un po’ scesa o per certi versi passata di moda. Non che manchi la gente che va sulla tavola sia chiaro, ma prima un po’ tutti compravano l’abbigliamento e scarpe di marchi che provenivano dal mondo dello skate e quindi… Adesso la crisi ha segato le gambe un po’ a tutti. Molte riviste hanno chiuso e anche molti negozi seguono la stessa sorte. La gente cerca di rimanere nel giro sviluppando progetti ed eventi (come facciamo noi con la nostra associazione: A.S.D Skateboard Trieste) altri fotografi e filmer hanno aperto nuovi portali web, riviste digitali, blog… alcuni marchi e distributori cercano comunque di supportare avanti i vari media, contest oltre che i riders! Infatti hanno il mio massimo rispetto…

Tuttavia in questi ultimi anni sono sorti molti skate park e bowl comunali in cemento (e non solo). Tutti questi nuovi skate park, nati grazie allo sforzo di persone con una grande passione e di associazioni che operano nell’ambito, hanno contribuito a mantenere la scena viva e ad alzare il livello! Infatti sono usciti molti giovincelli motivati… staremo a verde come andrà!

Torniamo per un attimo a Lignano. C’è una chiesa che sembra fatta apposta, nessuno ha mai tentato un trick li sopra?

Quello è uno spot fighissimo. Molto tempo fa Bill Danforth aveva fatto un trick li (un fs rock) indossando gli anfibi, una foto epica!

Infatti fin da ragazzino avevo la fissa per quello spot, poi le transizioni “naturali” in street mi hanno sempre affascinato. Anni dopo, un giorno dopo averci pensato un bel pò ho preso la macchina e sono partito per Lignano. Avevo chiamato anche un mio amico fotografo che lavorava per una nota rivista del settore, arrivati li la cosa sembrava un pò ardua, per un momento nessuno dei due non credeva che ci sarei riuscito. Abbiamo passato assieme un pomeriggio intero, ovviamente sia il don che i vicini si sono lamentati non poco, per non parlare poi delle macchine che passavano di continuo, ma alla fine abbiamo portato a casa il trick e la foto, che poi è finita in un articolo dove c’erano solo scatti su transizioni offerte da un certo tipo di architettura. Per me è stata una grande soddisfazione!

Polli a Lignano

Enrico “Polli” Cerovac (foto a destra)
Tratto dall’articolo “Transition” , Skateboard Mag n°57
foto: Kreator

Se volete approfondire ecco qui  un po di link

Qui il sito di Enrico “Polli” Cerovac, dove trovate un po’ di suoi lavori www.enricocerovac.com.

Qui il sito di Zombie Videos www.zombiesvideo.com.