"Dots", Norman McLaren

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Norman McLaren al lavoro su

Norman McLaren è stato fondamentale per la storia del cinema di animazione. Di origine scozzese, viene chiamato nel ’41 a lavorare al National Film Board of Canada di John Grierson, il padre del documentario brittannico, anche lui scozzese, che nel ’37 lo aveva gia’ accreditato per un lavoro al GPO UNIT (General Post Office Film Unit). Quì si dedicherà alla produzione di numerosi cartoni animati e corti di animazione che faranno storia, oltre a qualche filmato ‘didattico’ certamente memorabile.

Siamo in pieni anni ’40, la Golden Era dei cartoonists. Dal ’38, con Bianca neve e i sette nani la Walt Disney si e’ lanciata nei lungometraggi, e tra il successo di Dumbo e il flop di Fantasia sembra aver individuato la strada da seguire. Gli studios hanno già abbandonato da tempo il sistema amatoriale che caratterizzava i primi progetti animati ed hanno assunto una struttura organizzata in modo da ottenere il massimo della resa e diminuire il più possibile gli sprechi (animare richiede parecchio tempo): il lavoro viene suddiviso tra Keyframers (coloro che disegnano i fotogrammi chiave – A e B ), e Twiners (coloro che disegnano i fotogrammi di trasizione tra A e B). La celluloide, che permette di disegnare su piu’ livelli senza coprire quello sottostante, ha permesso di smaltire il lavoro dividendo background (che non si muove) dal foreground (animato). In piu’ sono stati standardizzati i cicli (ripetizione dello stesso gruppo di fotogrammi), i multiple frames, i colori, ecc. Insomma, il lavoro è bello che organizzato, e c’è chi comincia a lamentarsi perché sta diventando decisamente noioso e ripetitivo.

In questo clima esce Dots, che, seppur sia più modesto di un prodotto WD, e non proprio appetibile commercialmente, è un esempio di creatività completamente svincolata da qualsiasi obbligo economico e volta alla sperimentazione più totale. E lo stesso vale per i lavori successivi della NFB, che, sostenuta dallo stato, non assumerà mai una struttura alla ‘studios’, e darà (e dà tuttora) agli animatori la libertà di fare ciò che gli pare. Dall’altra parte del confine i disegnatori USA vedono questi lavori e si chiedono perchè non possano fare lo stesso anche loro. Poco più avanti comincierà il periodo degli scioperi (qualcuno si ricorda Chi ha incastrato Roger Rabbit?), e molti seguiranno l’esempio di Ub Iwerks, che aveva già da tempo lasciato la Walt Disney per motivi artistici e si era messo in proprio. Ma di questo parlerò un’altra volta.

Quindi, cos’e’ Dots? A prima vista non si trova niente di particolare in quella pallina colorata che vaga per lo schermo. Questo perchè la versione che circola su internet non è molto accorta. Mancano infatti i titoli all’inizio del film, che seppur non facciano parte della ‘storia’ sono fondamentali perchè si comprenda ciò che si vede. In essi viene spiegato, in parecchie lingue (questo la dice lunga sulle loro intenzioni), che questo cortometraggio è stato prodotto senza l’uso della telecamera, disegnando direttamente, con penna ed inchiostro, sulla pellicola 35mm.

Estremamente difficile, e certamente geniale.

Buona visione!

Edoardo Vojvoda