Prime Stesure - N 6 - Claudio Moras, Biografia

Questo mese per Prime Stesure presentiamo il lavoro di Claudio Moras, poeta e scrittore di Porcia. Il titolo e' Biografia, anche se, come dice lui, "Piu' che una biografia e' un itinerario biografico". Infatti in questa raccolta di poesie la sua storia personale non e' trattata direttamente ma viene ricostruita frammento per frammento, tra un verso ed un commento, rendendo l'insieme incredibilmente compatto, e consegnandoci, a fine lettura, l'impressione di non aver letto una semplice raccolta, ma di aver vissuto, anche se per poco, un'altra esperienza di vita.
Buona lettura!
P.S. Mi devo scusare sia coi lettori che con lo scrittore, ma a causa della limitatezza del sito internet non sono riuscito a ricostruire il layout originale di alcune poesie
Biografia di Claudio Moras
Più che una biografia è un itinerario biografico.
da “piccole poesie” - 12
Non trovo le parole
forse sono disperse
in questa sabbia
il fruscio del silenzio
mi accompagna
ed il mare placa
le mie ansietà.
Poi la mano di una donna
mi riscalda e vorrei
che tu fossi musa
ispiratrice ai miei sogni
di chiare parole
scritte coll'acqua del mare.
Il quieto muggire del mare mi riscalda
l'anima e il corpo della musa mi ama.
Comunque forse ho già 53 anni, forse vivo Porcia (PN), chissà se sono sposato, all'anagrafe risulta che abbia la paternità di 2 figli, di cui uno, forse, è già padre dunque sono nonno?!
da “arsi nei falò” - 2
Una dura pioggia cade
bagna i nostri capelli
i nostri volti già umidi
di sudore e pianto
Una dura pioggia cade
si stende su questi alberi
o sulle strade asfaltate
sui campi brulli o coltivati
su queste fabbriche frutto
della nostra inutilità.
Una dura pioggia cade
ci butta giù dai nostri piedistalli
lasciandoci sorprendere dalla morte
ma è anche vero che la vita
ci coglie ogni momento
ma forse è tutt'altro
sotto questa dura pioggia.
Lavoro in fabbrica come quadro dirigente, in una posizione che sta tra l'incudine ed il martello: ogni tanto finisco ad arrostirmi nel fuoco prima che il fabbro mi batta: fa meno male.
da ”fabbrica a sogni"
strali
venuti da mere lontane
dardi scagliati
da sogni reconditi
confinati allo spazio
più lontano
alla fine del tempo
alla fine del sogno
alla fine della notte.
Un alba presenta
un torrido sole
che con i suoi bagliori
spazza qualsiasi velleità
E percorro questo spazio
andando incontro alla mia sirena.
Una fabbrica
laggiù nella pianura
mi chiama.
La fabbrica è una entità entrata prepotentemente nella mia vita 30 anni fa, come se fosse uno scopo dovuto piuttosto, che una meta da me cercata.
da “fabbrica ”
il fischio delle frese
accompagna
il gemito del truciolo
quando viene asportato
mescolandosi
ai rintocchi cadenzati
dei pistoni pneumatici
quando aprono e chiudono
confondendosi
nel soffio dell’aria compressa
uscente dagli sfiati di scarico.
fino a fondersi in un unico suono permeante.
Uomini intanto
si scambiano voci,
provano a comunicare
alzando il volume
nel tentativo di soverchiare
il rumore di fabbrica.
Altri imparano ad essere mimi formidabili
che ognuno interpreta a modo suo
in una sorta di nuova babele.
Tento di intercettare una melodia
da mettere in musica
ma inutili sono i miei tentativi
e vane le mie speranze.
Dai lucernai vedo raggi di sole penetrare
smorzati e opacizzati
per non abbagliare
e non distogliere l’attenzione
ma a molti
corre il pensiero a situazioni amene
al tepore di brezze pomeridiane
che accarezzano i capelli.
Un urlo interrompe:
è la sirena che ci chiama all’uscita
Si spegne il rumore di fabbrica
si spengono anche i sogni
c’è già la cena a cui pensare
la notte da dormire
l’alba per ricominciare.
Molto sono le poesie di fabbrica scritte ispirandomi alla umanità esistente ma nello stesso tempo anche per descriverla.
da “fabbrica ”
la fresa gira sul motore coassiale
ad una velocità di 15000 giri al minuto.
I suoi taglienti fendono l’aria
e le molecole così irritate
lanciano grida assordanti.
E le grida sono un fischio continuo da 100 decibel
che propagandosi
rende tutti uguali nel nostro egoismo
costringendo questa umanità
alla sordità ed al linguaggio gestuale.
Il rumore permea l’universo umano della fabbrica
evitando
a questa nuova torre di Babele
di impedirsi di non comunicare.
Così, lavoriamo gomito a gomito
indotti dal nostro consumismo
ed affratellati dal rumore.
Intanto la fresa
continua il suo grido.
da “amori di fabbrica"
Lei è là
a bordo macchina
trepidante sono
di rivederla ancora
ma di me nulla le importa
Solo un eco di una voce
gli ricordo
nulla più.
Scrivo poesie da molti anni, sicuramente fin dai primi anni '70 perché risalgono a quegli anni i testi più vecchi che conservo.
da “ i poeti” - 5
Un giorno o
forse un altro
una strada oppure
un altro modo di vivere
un banco a scuola
e uno in chiesa
Una vita o
forse un'altra morte
una donna oppure
un altro amore
un cielo sopra di me
e vorrei anche una stella.
Fin da subito ho scoperto la difficoltà di comunicare emozioni tramite un testo magari enigmatico e di non facile comprensione, giustappunto come una poesia.
da “sogni itineranti” - 2
Dei nostri pensieri
null'altro che parole
incise su fogli di carta lasciati al vento
E volare a coglierne qualcuno
leggerne ed ascoltarne le emozioni.
poi, una sirena lontana ci chiama a fabbriche quotidiane.
Chi ascolta poesie ha diverse difficoltà, sia di ascolto, sia di comprenderne il testo.
Io lascio agli ascoltatori l'onore e l'onere di ascoltare e comprendere, magari anche con prospettive diverse dalle mie intenzioni. Interessante sarebbe parlarne.
da ”luci dietro al buio”
mi piacerebbe leggere
frammenti sparsi
noti a me
sconosciuti agli ignavi.
Scrivo neri righi
particelle di me
su non inutile carta.
Parole. Forse poesie.
Ascoltando assieme
forse potremo le mani
guardarci e il cuore
liberare da nostre vanità.
Lo scopo dei miei testi è di far muovere le persone, anche lentamente, in modo che applicando la propria volontà e le proprie risorse, possano cambiare il mondo verso un modo di vivere migliore.
da “pausa"
un’ora di Primavera
vorrei avere
in questo Autunno noioso
Un’ora di primavera
per sfolgorare tra qui e il mio universo
sbocciare come una fontana
che appare sopra il cielo di Agosto
arrostito dal sole impietoso.
Uno zampillo che s’innalza
a rinfrescare l’aria e le carni
allettando le lingue degli assettati di giustizia
Questa idea maturò durante gli anni'70.
Era il post '68 e si voleva cambiare il mondo, ma mi convinsi ben presto di come fosse poco probabile riuscirci, applicando forze convenzionali simili negli scopi e nei metodi a quelle di cui si voleva modificarne il verso.
da ”sono andato là”
Sono andato là
sono andato sono andato
sono andato là.
Mi sono arrampicato
ho corso
le mani erano sporche di sangue
sangue, sempre sangue
odio, la mente sporca di odio,
odio sempre odio.
Ed io era là!
Ma chi sono io?
Chi sono?
Uno senza niente, nulla.
E gli altri chi sono?
Tutto?
Uno senza niente, nulla.
Ma il nulla è sul nulla.
Chi sono io?
Quello che scrivo
per non esserlo nella vita
per essere diverso da ciò.
Qualcosa di buono.
Sopratutto mi convinsi come fosse controproducente lo spasmo di ottenere a tutti i costi risultati immediatamente eclatanti, magari applicando forze aventi poca consistenza, magari anche più violente e mortificanti dell'umanità che si voleva cambiare (sic!).
19-12-1980
In una stanza dove le parole
hanno soverchiato i muri
parole di lotta, di rabbia,
di giòia, di libertà.
Parole contro tutto ciò che sia ingiusto
parole di odio, parole di parole,
parole di durezza, parole per parole
parole di azione, parole per parlare.
In una stanza dove i muri grondano
di parole di idee di fatti di lotta
si scrostano nostalgie e tristezze
cadono i pezzi uno ad uno per terra
di entusiasmi e miserie
di parole e belle idee
e quando ci ricordiamo di ripulire questa stanza
li scoppiamo tra l’immondizia.
Io sono solo, ora, qui a pensare
e per non pensarci scrivo,
scrivo per dimenticare quei ricordi.
E un rammarico sale rabbioso
perché quelle parole sono rimaste lì
a grondare dai muri, a impregnare l’intonaco
e a cadere a pezzi per essere scopate via
nel tempo dei tempi.
Amen.
Ecco allora che, mortificato da quel modo di fare e porsi nella tempesta della vita, furono gli studi scolastici a suggerirmi l'idea di trasporre la poesia come fosse un vettore di forza atto a spingere verso un modo di vivere migliore, senza porre limiti di tempo a raggiungere lo scopo, ovvero, dandosi il tempo da qui all'eternità o all'infinito, oppure fino alla fine del tempo.
da ”il viaggio” - 2
superando la notte
si giunge a luoghi
ignoti sulle carte
del destino premente
all'impulso tanto agognato
di viaggiare fino
alla fine del tempo
Poi si prosegue
non rimane altro
verso le ignote
attese e paure
lasciando sui tavoli
arsi fogli
anneriti da parole
Parole
piccole poesie
da sembrare
inutili quando sono
vessate da raffiche di
vento umano
fino a disperderle
sui sentieri alla fine del mondo
Forse ci sono ancora
uomini chini
a raccogliere
parole sfuggenti
I testi spesso contengono richiami ad altri testi per dare l'idea che tutto sia un insieme come una immensa ragnatela. La poesia appena letta raccoglie molte di queste interazioni.
Dunque, i testi pur essendo ascoltabili in modo a se stante, sono creati come se si dovesse leggerne diversi per fruire della loro comprensione.
da ”indefinibili giorni” - 6
quando entro
nella tua stanza
trovo la luce rubata
rimangono ombre
tratti di colore denso
sulle scarne pareti
Il sole rimane fuori
a guardare gli
attoniti colori
Quando entro
nella tua stanza
mi ritrovo da solo
escono gli orpelli
arredanti chimere
illusioni di consumismo
I sogni sono
sintesi distesi su
essenziali tele
Quando entro
nella tua stanza
il vuoto mi segue
colgo nello spazio
il segno del suo
silenzioso presente
La serenità la incontro
lungo i solchi
del tuo pennello
E allora capisco
perché il mio pensiero
mi transfuga sino lì
in quel luogo così ampio
poiché possa deporvi
le mie disillusioni
e prosegua il mio viaggio.
Si noti anche che i testi non sempre hanno un vero e proprio titolo, bensì hanno un rimando al vettore di forza, per questo iniziano con un “da.:”...”.
Tuttavia sono presenti varianti ed eccezioni.
La struttura dei testi andò ad allargarsi toccando molti argomenti ma sempre con l'intento di scrivere poesia come vettore di forza fruibile da chiunque persona di buona volontà.
Da ”alla fine del tempo”
il cammino è lungo
da casa mia
all'infinito
non mi fa paura
la notte o il giorno
temo la violenza
la subirò sul mio corpo
mentre lo straziano
uomini a lei dediti
incontrerò terrore
e inaudita tortura
applicata con intelligenza
nulla è lasciato
alla banalità
dell'ignoranza
tutto è praticato
con afflizione ed orrore
delle loro gesta umane
ma rassegnato sono
all'accedere lungo
il selciato
lasciano un leggero
scalpitio i miei passi
nell'attonita calma
mentre mi rappacifico
ad attraversare
i miei varchi dovuti
verso l'infinito
e so già cosa
mi importerebbe aspettare
e so già che potrebbe
essere un lampo
o l'eternità
ma arriverò alla fine del tempo
poesia come vettore di forza a modificare il corso della vita, una utopia?
Forse.. ma da qui all'infinito... e tutto da vedere!
da “alla fine del tempo” - 2
vividi ricordi si perdono nel nulla
tristi e cupe malinconie
si affacciano avanti a me
l’oblio sovviene a cingermi
e il suo manto indefinibile
offusca i miei sogni
fuggo disperato nello spazio infinito
con i miei pensieri
fino al confine del tempo
ma il tempo è finito
e giunto al suo limite ultimo
avverto il sopravvento del nulla
sublimo le paure
e con un ultimo balzo
mi spingo oltre
oltre allo spazio e al tempo
oltre alla disperazione e all'angoscia
oltre al nulla.
il coraggio è una componente importante, è un argomento toccato sopratutto negli anni '70 e '80, in particolare, il coraggio di superare le proprie paure.
da “barriere infrante”
ho innalzato le mie bandiere
ma non c’era vento.
Sono salito in cima alla casa
ma la pioggia mi ha ributtato giù.
E quando sono arrivato a terra
il sole mi ha seccato.
I balconi rosa si sono chiusi
i cani aspettano me.
Ho innalzato le mie bandiere
ma il vento me le ha strappate.
Un secchio d’acqua in faccia
una sgridata di chi ti vuol bene
stai sotto le coperte e riscaldati
il vento soffia forte e la notte è lunga
i cani aspettano te.
Eppure ho rotto le barriere
le transenne si sono spezzate
sotto il mio sforzo di superarle
e mi sono slogato un piede.
Non so come facciano gli altri
ma la mia misura non so trovarla.
O troppo forte o troppo piano,
o troppo in alto o troppo in basso.
Ho innalzato le mie bandiere
ma sono caduto giù
ma le barriere le ho rotte.
Un altro argomento è la speranza che ci sia qualcuno a raccogliere questi frammenti nella tempesta della vita e che ascoltando, ne raccolga il testimone e diventi testimone.
da “il mio sogno” - 2
Effimero è il vento
fa fremere le foglie
e gongola gli alberi
Effimero è il vento
mi accarezza il volto
mi ondula i capelli
Effimero è il vento
mi sferza gli occhi
e asciuga le lacrime
Ma alcune volte
mi ricaccia in gola le mie grida
e riempie l’aria dei miei sogni
trasportandoli come foglie
li disperde altrove.
Effimero è il vento
rapitore dei nostri sogni
fa fremere le foglie
e gongola gli alberi.
Un viandante di passaggio
disperso nel suo nulla
si culla sotto le fronde
chissà se raccoglie un sogno
Effimero è il vento
perché non so sé
libererà i nostri sogni
agli uomini in viaggio
Effimero è il vento.
La sicurezza di preservare i propri testi in se stesso diventa solitudine; l'incertezza è sul da farsi: tenerseli stretti o lasciarli liberi a vagare nel cielo?
da ”indefinibili giorni” - 2
due strali argentei
anelano lontane nubi
poste nei meandri dei
miei pensieri
Le vedo dai pertugi dei
miei occhi
nascosto in una dispersa
nicchia come un ventre
in cui mi sento al sicuro
di me stesso
da me stesso
Liberare questi frammenti nel vento, oppure come fossero farfalle, cosa resta ai poeti dei loro sogni?
da “ i poeti” - 4
quel che resta del giorno
sono solo infuocati tramonti
quel che resta dei miei sogni
sono solo pezzi di anima
quel che resta della notte
sono solo candide albe
quel che resta di me
sono frammenti nella tempesta.
E noi poeti pieni
di luci ed ombre
volteggiamo le parole
nel rossore del cielo
diffondendole all'infinito
con le mani piene di aria
ed i tavoli ricolmi di arsi fogli
rimanendo senza lacrime lasciamo
a nostalgici zefiri
la virtù di raccogliere
i nostri pezzi di anima
come foglie cadute.
Intanto
giocose farfalle
ci concedono
di condurre i nostri
sogni a lontane infelicità.
Non credo che ci sia una unica definizione della poesia, io non so cosa sia esattamente, ho cercato di spiegare la mia strategia, oppure è forse il tentativo di esprimere, di esprimersi, di ascoltare e di ascoltarsi.
da ”piccole poesie” - 1
in attesa
del mio destino
scrivo parole
su fogli
malcapitati
nei miei sogni
Volo sopra le sedie
di sale d'attesa
mentre persone
guardano vuoti
con sguardi infiniti.
Dolori e pene
gioie di scampati
frammenti di vita
si ascoltano graditi
mentre invitano
a scrivere parole
piccole poesie.
I poeti e per esteso tutte le persone sono liberi di dire ed esprimersi, ma le parole danno effetti imprevedibili proprio perché non credo che l'uomo sia in grado di prevedere tutto.
da “poesie inutili” - 1
grevi parole
leggere nel loro andare
soffiate da aliti
si librano lievi
fino a posarsi
su refoli di vento
portate lontano
oltre ogni immaginazione
da perdersi nello spazio
come la polvere
di ignavi di cuore
da assomigliare a poesie inutili
da “il tempo è dalla nostra parte -gotshack"
krankl
riiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiind
vrooooooooooooooooooooom
uillouuuuuuuu
ansia
anime di asfalto
stridono
al passaggio
delle ruote
Aaaaah
Grrrrrr
urla
strida
bestemmie
nostrani e gementi
fuoriescono
solleticando la gola
Uuuuuuiiiiiiiii
lllllllouuuuuuu
librarmi eternamente
sulle onde delle mie urla
stridori
pezzi di anima
rimangono rappresi
nelle vicende quotidiane
grrrrrrrrriiiiiiiiiiiiiii
Nulla è salvato
nulla è protetto
oltre al guard rail.
Wosssssssssssssssshhhhhh
Vedo sfilare
schiere di case
sfuggenti al mio sguardo
vagante nel nulla
lungo questa anima di asfalto
sccccccccccccccccccccccccccccccc
sccc scccc
Una lunga e sottile
linea bianca
mostra il bivio
tra l’oblio e le mie urla
aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaah
Nulla più
oltre al buio.
Krankl
E dopo questo breve excursus autobiografico:
da “ombre” - 1
Chi sei tu che mi passasti accanto
quando scesi per l'ultima volta le scale?
Chi sei tu che mi fermasti accanto
a chiedermi una volta sola quello che io non ti chiesi mai?
Chi sei ombra che mi saluti
ma rimani nell'ombra della mia ombra?
Quando volli vederti non ricordai
ma ormai questo ed altro non serve più a niente.
24-05-1975
Vieni stella d'oriente
vieni, vieni
portami un po' di felicità,
portami gioia di vivere,
fammi assaggiare il sapore della speranza.
Vieni stella d'oriente
la tua lucidità e brillantezza io riconoscerò
portami i profumi dei fiori che tu conosci
fammi bere le acque che tu vedi
dammi la tua speranza.
Vieni stella d'oriente
vieni, vieni.
da “il tempo”
alla fine il tempo si fermò
e mi chiese
perché mi fai correre?
Ma non gli seppi rispondere
però sono contento di essere lì
lì dove il tempo si è fermato.
Epitaffio conclusivo
3 cose 3:
la prima l'ho dimenticata
la seconda l'ho perduta
la terza non l'ho scritta
dimmi, ma sono una persona avveduta?
Dimmi ma dimmi, cosa vuoi essere
rispondimi in questo silente etere.

Claudio Moras
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